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Al Colle Leynir dal Nivolet nel Parco Nazionale del Gran Paradiso tra Piemonte e Val d’Aosta

Partendo da Ceresole Reale (1620 m.) si sale in auto la strada che si snoda, con numerosi tornanti, fino al Colle del Nivolet.

A quota 2275 m. si trova il lago artificiale Serrù, con le sue acque turchesi, merita una sosta. Il ghiacciaio della Capra chiude il fondo del lago.E’ mattina presto, fa ancora fresco e le marmotte sono fuori dalle loro tane a scaldarsi al sole.

Nei pressi del lago su un promontorio si trova la Cappella delle Madonna delle Nevi, l’edificio di culto più alto della Valle Orco.L’epilobio è al massimo della fioritura, le sue spighe di colore rosa acceso costeggiano tutta la strada. Anche la Luna fa capolino. Giornata tersa.Appena sopra il lago Serrù, si trova il lago Agnel, anch’esso artificiale, di un colore verde smeraldo.

L’auto posteggiata sulla riva, pochissime persone.

Salendo ancora un po’ verso il colle, i laghi appaiono sempre più in basso.Colpiscono i loro colori e la strada che sembra un serpentone. Il belvedere della strada provinciale 50 del Colle del Nivolet a circa 2600 metri, ci offre un bellissimo panorama.

La strada provinciale fu costruita tra il 1953 e il 1963 a servizio degli impianti idroelettrici degli invasi artificiali Serrù e Agnel. Il colle del Nivolet connette la Valle dell’Orco con la Valsavarenche in Val d’Aosta, entrambe nel Parco Nazionale del Gran Paradiso. La strada avrebbe dovuto collegare Ceresole con Pont in Vasavarenche, ma la parte valdostana non è mai stata terminata, per fortuna, secondo il mio punto di vista, dato che sarebbe stata sicuramente invasa dalle auto. Invece da Pont si raggiunge il Nivolet solo tramite sentiero, tra l’altro bellissimo.

Guardando indietro, oltre ai laghi e alla strada che sale, si può vedere il massiccio delle Levanne.

Poco più avanti, la strada percorribile dalle auto termina, a 2534 metri, in prossimità del rifugio Savoia, parcheggiamo e iniziamo il percorso a piedi che, tra bellissimi laghi, ci porterà al Colle del Leynir (3084 m).

Prendiamo il sentiero che sale sui dossi immediatamente al di sopra del rifugio. Si vedono i due laghi del Nivolet e il rifugio Città di Chivasso, col suo tetto rosso.

Verso Nord, dalla parte valdostana, si può vedere il pianoro del Nivolet con il Gran Paradiso e a sinistra la Grivola, mentre verso Sud la Punta Basei.

Ecco dove siamo diretti, il colle con a destra il Tau Blanc. Il colle del Leynir mette in comunicazione il Nivolet con la val di Rhemes, un’altra delle valli laterali della Val d’Aosta, più a ovest e prallela alla Valsavarenche.

La salita non annoia mai, l’altopiano del Rosset è ricco di laghi, che hanno come immissario e emissario il torrente Orco. Si incontra immediatamente il lago del Rosset (2703 m).

Salendo ancora più in alto si possono ammirare i laghi Trebecchi (2727 m) con sullo sfondo il gruppo completo del Gran Paradiso.

Mentre verso sud la Punta Basei e le Levanne con il lago del Rosset e il Lago Leità.

Cerco di imprimere nelle immagini della mia macchina sia una panoramica del luogo, sia dei particolari che colpiscono per colori e forme: l’acqua del lago increspata dal vento, l’erba che ha già i colori della tarda estate.

Avvicinandosi al Colle del Leynir il paesaggio si fa via via più lunare. La vetta del Gran Paradiso più evidente e i laghi attraversati poco prima più lontani.

Il colle non è lontano e tra gli scisti di colore verde, gli sfasciumi ocra e un laghetto di fusione si sta riposando un branco di stambecchi, maestosi con le loro corna.

Ormai siamo in prossimità del Colle, indietro il pendio dove c’erano gli stambecchi, e davanti il colle con la punta Leynir.

E, come sempre quando si raggiunge un colle, lo stupore di quello che si trova dall’altra parte. Se poi lo spettacolo è il Monte Bianco e le Grandes Jorasses, l’attesa e la fatica sono ampiamente ricompensate.

Ecco le vedute dal Colle: la Val di Rhemes col ghiacciaio della Vaudaletta sotto la parete Nord della punta Leynir e il laghetto di fusione.

Il Monte Bianco.

Le Grandes Jorasses Il colle stesso (3084 m) con pochissime persone, la giornata è fredda ed è meglio trovare un posto riparato.

Spostandosi un po’ nella larga sella del colle, si riesce anche a intravedere il fondo della Val di Rhemes, con la parete verticale della Granta Parei e il ghiacciaio Goletta. Lì ci sono due bellissimi laghi: Goletta e Sant’Elena, meta di altre escursioni.

Dopo la pausa pranzo, iniziamo la discesa per lo stesso percorso fatto durante la salita, con una breve deviazione in prossimità dei laghi Trebecchi verso il lago Nero. I colori e la luce sono cambiati.

Il colle dal pianoro sottostante.

Il laghetto di fusione con Punta Foura e Punta Percia.

Un cuscinetto di muschio fiorito, chiamato anche pan di marmotta, coloratissimo, nell’uniformità degli sfasciumi.

I laghi del Rosset e la Punta Basei.

Il lago Leità.

Il Gran Paradiso

Tresenta e Ciarforon.

Il gruppo del Gran Paradiso con i laghi Trebecchi nella luce pomeridiana.

Sulle rive dei laghi Trebecchi ci sono un sacco di eriofori mossi dal vento.

Dai ripiani dei laghi si vedono il rifugio Savoia e i laghi del Nivolet.

Ecco una panoramica dal Gran Paradiso alle Levanne

Un particolare sul Gran Paradiso col cielo blu e l’erba ingiallita.

E la Grivola, ricordo che anni fa questo versante era sempre coperto in parte da neve e ghiaccio, adesso si possono ammirare gli strati di roccia multicolore.

Il lago Nero è molto meno spettacolare degli altri, incastonato nella roccia è di un bel verde smeraldo, ma non offre grossi scorci.

Ormai è proprio l’ora di tornare, sul lago del Rosset ci voltiamo indietro per vedere il percorso fatto, il Tau Blanc e la Punta Leynir col colle omonimo nel mezzo.

Le costruzioni caratteristiche degli alpeggi, uno ricavato dalle caratteristiche strutture e botte.

Ancora uno sguardo alla vallata sottostante con i laghi Serrù e Agnel, costeggiati dalla strada tortuosa.

Una breve sosta in prossimità della Madonna delle Nevi. Il sole si sta abbassando, le ombre sono più lunghe, la valle dell’Orco è illuminata alla perfezione e in lontananza si scorge la diga del lago di Ceresole, meta finale.

Ecco la cartina del percorso di trekking

E una mappa disegnata che fornisce un’idea delle vette e della disposizione dei laghi.

foto: fine agosto 2016